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Laviano

Laviano – Castello medievale e Leggenda della 366° stanza

Castello-di-LavianoIn epoca longobarda (dal VI sec. d.C.) Laviano è appartenuta al gastaldato di Conza (Conpsa) ed è rientrata nel Principato Citra.
I Longobardi, riorganizzando i percorsi tra il mare Tirreno (in particolare da Salerno) e quello Adriatico, hanno aperto nuove strade seguendo il corso dei fiumi e hanno modificato, conseguentemente, sia il ruolo, che lo sviluppo delle aree interne e, soprattutto, di alcuni suoi centri come, ad esempio, Conza.
Sotto i Normanni (X-XII sec.) è stata creata, invece, la contea di Laviano e ne è stato Conte anche Guglielmo che ha preso il cognome "de Laviano" e poi "Laviano".
Tale contea ha avuto una certa importanza dato che dalla medesima dipendevano a livello militare ed amministrativo vari paesi circostanti
Il Castello medievale, proprio per volere del citato Guglielmo, è ubicato in posizione strategica in modo da facilitare sia l'osservazione, che la difesa e cioè alla sommità del promontorio, a picco sulla rupe dell'Olivella e sul vallone ed è munito di fossato con ponte in pietra nonché di un avamposto e/o baluardo verso il nucleo abitato che, fino al sisma del 1980, era incastonato lungo il pendio collinare sottostante. Originariamente tale borgo ha accolto le persone che si ritiravano dai luoghi posti lungo le vie militari e che non erano in grado di subire gli svantaggi dovuti all'obbligo di dare alloggio ed assistenza a tutte le autorità del Regno, civili e militari, le quali viaggiavano per servizio in quel territorio.
Il Castello, pur avendo subito nel corso dei secoli ampliamenti e ristrutturazioni, aveva conservato sino al 1980 prevalentemente l'aspetto difensivo, un impianto planimetrico irregolare con torri cilindriche angolari (delle quali la maggiore, facilmente il "mastio", è collocata a nord/ovest) anche su base a scarpata romboidale, corpi di fabbrica a due ed a tre livelli ai quali si accedeva dalla corte interna trapezoidale, copertura a falde con manto esterno in coppi, vani principalmente con solai piani in travi lignee, ma anche ambienti voltati (tra i quali una possibile cappella) ed un loggiato con volta a crociera nella parte sud-ovest che prospetta sul vallone con una apertura arcata.
Tale Castello si inserisce nel sistema di fortificazioni normanne e sveve realizzate dal X sec. spesso su preesistenti insediamenti difensivi lungo l'alta valle del Sele ed in Basilicata a ridosso delle vie di comunicazione con la Puglia.
Nonostante i crolli determinati dagli ultimi terremoti e le attuali precarie condizioni statiche il Castello di Laviano costituisce tuttora una delle testimonianze più significative dell'architettura fortificata presenti nell'alto Sele. Di particolare interesse e valore resta, infatti, questo monumento tuttora caratterizzato dall'individuazione della perimetrazione murata esterna della fortificazione, dai resti dell'avamposto (e/o baluardo) del quale in ogni caso si individua la consistenza plano-volumetrica preesistente), il fossato delimitato dalla muratura in pietra e/o dalla roccia viva con il suo ponte, la consistenza muraria dell'intero castello del livello inferiore e parti significative del piano rialzato (quali, ad esempio, la facciata prospiciente la corte interna del corpo a nord-est con i setti retrostanti ed i lati perimetrali sia a sud, che a nord/est), il cortile con la sottostante cisterna visibile dallo squarcio che si è creato nel terreno ed i livelli medio/bassi di tutte le torri.
Significative sono anche le tracce e gli elementi riscontrabili in loco che contribuiscono a comprendere maggiormente l'organizzazione interna come anche la ripartizione altimetrica degli spazi e l'articolazione compositiva dei prospetti.
Particolarmente suggestiva ed emergente resta, infine, la sua ubicazione alla sommità del rilievo collinare ed a picco sul vallone molto profondo nei lati ad ovest.
Una leggenda racconta che nel castello c’erano 366 stanze, una di queste non è mai stata trovata, anche sui progetti del castello ne risultavano 366. Tale stanza resta un mistero per tutti. La leggenda racconta inoltre che essa sia piena zeppa di tesori inestimabili e che quando chiusero la stanza, dentro rimasero degli uomini che dopo la morte si trasformarono in demoni.
(fonte: www.comune.laviano.sa.it)

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